NOME: Moira Alessandra
COGNOME: Da Vinci
ETà: 18
PROVENIENZA: Firenze
ASPETTO FISICO:
Moira è abbastanza piccola per la sua età. È alta 157cm, ha i capelli rosso fuoco, appena un po' mossi e lunghi fino a metà schiena, gli occhi grandi e azzurri, e lle labbra carnose. La sua bassa statura le crea non pochi problemi coi buttafuori all'entrata dei pub, o al bancone del bar quando chiede una birra.
CARATTERE: è una delle persone che seguono la filosofia "un sorriso può migliorare il mondo", di conseguenza può arrivare ad essere fastidiosa con la sua mania di risollevare tutti. Ma appena sente un commento sulla sua statura risponde a suon di pugni.
Agisce impulsivamente ogni volta che c'è da prendere una decisione, e non piange mai sul latte versato. A volte si rinchiude in un mutismo quasi impressionante, ed arriva a non dire nulla per giorni interi, senza motivo. In quelle giornate si mette una felpa nera che sembra uno straccio e si sieder per terra in giardino, a fumare.
Inoltre è molto ingenua, e non capisce le cose neanche quando le ha sotto il naso.
INTERESSI: la musica (ascolta quasi tutti i generi), l'esoterismo, la fotografia, la letteratura, l'acquerello e la recitazione.
STORIA: Moira nasce a Firenze da una madre restauratrice con manie wiccan/pagane, ed un padre insegnante di matematica in un liceo scientifico.
Trascorre i primi 9 anni della sua vita nella più assoluta serenità, ma, a causa dell'eterno razionalismo del padre e dell'impulsività della madre, i rapporti in famiglia si guastano, ed iniziano a volare i piatti. A 10 anni Moira diventa figlia di divorziati, e la cosa le pesa talmente che smette di mangiare e si rinchiude in un mutismo ostinato. La madre, che non sa più come fare, prova ad iscriverla ad un corso di canto, che, inaspettatamente, le piace.
Il canto diventa una delle sue poche ragioni di vita (insieme alla wicca ed all'acquerello) e, dopo otto anni di studio, decide di entrare in una scuola per perfezionarsi ulteriormente
Attualmente la madre vive da sola, ed il padre con una compagna che ha due figli.
ISTRUMENTI: canto
MATERIE FREQUENTATE: Recitazione, dizione, disegno artistico e tecnico
Edited by .:h@ck:. - 5/10/2008, 15:09Questo caldo Pantofole!
CITAZIONE
Richie: Mikey, lui è Stanley Uris. Sai, Stan è ebreo, perciò è cattivo. Ha ucciso Cristo lui, sai?
Stan: No, vista l'età direi che sia stato mio padre
[Stepthen King- It]
Piazza Alimonda
Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l'orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
d'anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido
d'Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.
Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.
Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,
appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.
Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,
c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.
La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita
Francesco Guccini


You Should Be a Science Fiction Writer
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Your ideas are very strange, and people often wonder what planet you're from.
And while you may have some problems being "normal," you'll have no problems writing sci-fi.
Whether it's epic films, important novels, or vivid comics...
Your own little universe could leave an important mark on the world!
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