*Ah, per fortuna!* pensò fra sè Michelle. *Non mi piace essere la prima....* si guardò poi intorno. Nessun altro si faceva avanti, evidentemente, a parte il ragazzo appena propostosi, gli altri dovevano essere timidi come lei. Alzò allora anche lei la mano e quando l'insegnante le diede modo di parlare, disse Beh...Poi pure io!
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"Perfetto, allora comincerai tu" disse la professoressa indicando Ryan. Poi cercò tra i suoi appunti il titolo della canzone scelta dal ragazzo. Fece quindi partire la base musicale.
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"Ok, allora mi pare tu abbia una voce sui toni alti. Poi riesci a non cadere troppo nel falsetto, va bene." disse appuntandosi ciò che diceva "Vorresti anche lavorare sui bassi per caso?"
Poi fece cenno a Michelle di tenersi pronta per la sua esecuzione.
Michelle fece un cenno timido con la testa in modo da dire che era abbastanza pronta. L'insegnante premette il play e la studentessa aspettò il punto dove doveva iniziare a cantare, I'm Outta Time, l'ultimo singolo degli Oasis.
La la la la la la la la la laaaaaaaaa La la la la la la la la la laaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Here is a song It reminds me of when we were young Looking back at all the things we've done You gotta keep on, keepin on Out to sea, it's the only place I Honestly Can get myself some piece of mind You know it's gettin' hard to fly
If I'm to fall Would you be there to applaud? Or would you hide behind them all? 'Cause if I have to go, In my heart you'll grow And that's where you belong...
If I'm to fall Would you be there to applaud? Or would you hide behind them all? 'Cause if I have to go, In my heart you'll grow And that's where you belong...
If I'm to fall Would you be there to applaud? Or would you hide behind them all? 'Cause if I have to go In my heart you'll grow And that's where you belong... Guess I'm outta time... I'm outta time... I'm outta time I'm outta time I'm outta time
La finì tutta soddisfatta, quello era proprio il suo genere...Forse avrebbe dovuto scegliere una canzone meno adatta, così da far vedere le sue incertezze. Ma ormai...
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"Bene" commentò la professoressa "Mi sembra che la tua voce si adatti perfettamente alla canzone". Sorrise incoraggiate rivolta verso l'allieva che mostrava ancora timidezza.
"Qualcun altro?" chiese poi rivolgendosi alla classe.
Andreja alzò la mano. La professoressa le fece cenno e la ragazza si preparò a cantare.
"Si, buona esecuzione" disse la professoressa non appena Andreja ebbe finito di cantare "Solo non sarebbe male se provassi anche canzoni che non richiedono la voce roca. Magari saresti capace."
Andreja la guardò stupita. "Ok, proverò..." disse dubbiosa.
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Moira alzò la mano dubbiosa. "Ci sarei io prof..." esordì.
Questo caldo Pantofole!
CITAZIONE
Richie: Mikey, lui è Stanley Uris. Sai, Stan è ebreo, perciò è cattivo. Ha ucciso Cristo lui, sai? Stan: No, vista l'età direi che sia stato mio padre [Stepthen King- It]
Piazza Alimonda
Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo, verso l'orizzonte. Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, d'anima forte. Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi, parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi. Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido d'Africa nera. Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera. Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia; facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia. Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare; una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.
Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini. Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere, piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere, la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza, sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza. Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione, Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione. Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia. Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,
appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso; marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.
Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore, ma come quella vita giovane spenta, Genova muore. Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene. Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene. Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione, dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione, come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare una vita troncata, tutta una vita da immaginare. Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare, c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare. La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda. Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.
La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare, viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare. Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita. Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita Francesco Guccini
You Should Be a Science Fiction Writer
Your ideas are very strange, and people often wonder what planet you're from.
And while you may have some problems being "normal," you'll have no problems writing sci-fi.
Whether it's epic films, important novels, or vivid comics...
Your own little universe could leave an important mark on the world!
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Moira si alzò e dette la cassetta con la base alla prof.
Questo caldo Pantofole!
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Richie: Mikey, lui è Stanley Uris. Sai, Stan è ebreo, perciò è cattivo. Ha ucciso Cristo lui, sai? Stan: No, vista l'età direi che sia stato mio padre [Stepthen King- It]
Piazza Alimonda
Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo, verso l'orizzonte. Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, d'anima forte. Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi, parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi. Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido d'Africa nera. Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera. Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia; facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia. Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare; una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.
Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini. Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere, piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere, la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza, sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza. Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione, Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione. Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia. Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,
appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso; marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.
Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore, ma come quella vita giovane spenta, Genova muore. Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene. Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene. Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione, dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione, come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare una vita troncata, tutta una vita da immaginare. Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare, c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare. La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda. Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.
La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare, viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare. Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita. Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita Francesco Guccini
You Should Be a Science Fiction Writer
Your ideas are very strange, and people often wonder what planet you're from.
And while you may have some problems being "normal," you'll have no problems writing sci-fi.
Whether it's epic films, important novels, or vivid comics...
Your own little universe could leave an important mark on the world!